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Terapia ormonale sostitutiva



Per terapia ormonale sostitutiva s’intende una cura che prevede l’assunzione di estrogeni in associazione ai progestinici. La terapia ormonale sostitutiva in menopausa integra quegli ormoni che vengono a mancare con l’insorgere menopausa.

La terapia ormonale sostitutiva in menopausa a base di estrogeni cominciò ad essere utilizzata negli Stati Uniti negli anni Settanta e divenne l'argomento privilegiato della ginecologia e dell'endocrinologia.

Dopo circa un ventennio però, alcuni studi ponevano in evidenza gravi effetti collaterali tra i quali un aumento significativo dei casi di cancro all'utero e al seno. Si apriva, così, un importante dibattito nella comunità scientifica sul reale rapporto rischio/beneficio della terapia ormonale sostitutiva.

Questo dibattito si è concluso nel 2002 con la pubblicazione di uno studio, promosso dal Women's Health Iniziative, Ente governativo del Ministero della Sanità Americano, effettuato in USA su 16.000 donne in menopausa, trattate con terapia ormonale sostitutiva.

Lo studio, che doveva durare 8 anni, è stato sospeso al 5° anno in quanto era divenuto chiaro che gli svantaggi di questo tipo di terapia prevalevano sui benefici: a fronte di una diminuzione delle fratture dell'anca e dei tumori del colon si era osservato, infatti, un aumento del 29% di cardiopatie coronariche, un aumento del 26% di tumori al seno, del 41% di ictus cerebrali e l'aumento del 133% di trombosi, rispetto al gruppo di controllo non trattato.
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